Dissenting opinion

4 Febbraio , 2008
 
 
 

di GIANNI VATTIMO

Confesso: sono uno dei pochissimi che finora hanno firmato un appello per il boicottaggio dell’invito di Israele come ospite d’onore alla prossima Fiera del Libro di Torino. Se tutti i grandi giornali italiani fanno a gara nel deprecare questo boicottaggio, vuol dire che la minaccia dell’antisemitismo non è poi così incombente. Ma non di questo credo si debba discutere. L’invito a Israele – che, a quanto ne so ma forse sbaglio, ha sostituito improvvisamente quello che era già stato avviato per avere ospite quest’anno l’Egitto – è oggetto di un boicottaggio politico, perché politica è l’iniziativa della Fiera. Chi ci accusa, noi boicottatori, di voler «imbavagliare» gli scrittori israeliani, o è in mala fede o non sa quel che si dice.

Sono argomenti terribilmente simili a quelli usati nella recente polemica sull’invito al Papa a tenere la lezione magistrale alla Sapienza di Roma: anche qui sarebbe in gioco la libertà di parola, il valore supremo della cultura, il dovere del dialogo. Dialogo? Nel caso della Sapienza, si sa che razza di dialogo era previsto. Il Papa sarebbe stato ricevuto come il grande capo di uno Stato e di una confessione religiosa, in pompa magna, così magna che persino la semplice possibilità di una manifestazione di pochi studenti contestatori a molte centinaia di metri di distanza lo ha fatto desistere dal proposito. Questo caso di Israele alla Fiera è lo stesso.

Chi boicotta non vuole affatto impedire agli scrittori israeliani di parlare ed essere ascoltati. Non vuole che essi vengano come rappresentanti ufficiali di uno Stato che celebra i suoi sessant’anni di vita festeggiando l’anniversario con il blocco di Gaza, la riduzione dei palestinesi in una miriade di zone isolate le une dalle altre (per le quali si è giustamente adoperato il termine di bantustan nel triste ricordo dell’apartheid sudafricana), una politica di continua espansione delle colonie che può solo comprendersi come un vero e proprio processo di pulizia etnica. E’ questo Stato, non la grande cultura ebraica di ieri e di oggi (Picchioni e Ferrero hanno forse pensato di invitare alla Fiera Noam Chomsky o Edgar Morin?) che la Fiera si propone di presentare solennemente ai suoi visitatori, offrendogli un palcoscenico chiaramente propagandistico, certamente concordato con il governo Olmert (che del resto sta offrendo lo stesso «pacchetto» anche alla Fiera del libro di Parigi, due mesi prima che a Torino).

Nei tanti articoli che ci sommergono con deprecazioni e lezioni moralistiche sul dialogo (andate a parlarne a Gaza e nei territori occupati!) e la libertà della cultura, non manca mai, e questo è forse l’aspetto più vergognoso e francamente scandaloso, il richiamo all’Olocausto. Vergogna a chi (magari anche essendo ebreo, come quelli che si riuniscono nell’associazione «Ebrei contro l’occupazione») rifiuta di accettare la politica aggressiva e razzista dei governi di Israele. Chi boicotta la Fiera di Torino boicotta «gli ebrei» (PG Battista) e dimentica (idem) i rastrellamenti nazisti e lo sterminio nei campi. Uno studioso ebreo americano, Norman G. Finkelstein, ha scritto su questo vergognoso sfruttamento della Shoah un libro intitolato significativamente L’industria dell’Olocausto (in italiano nella Bur). Proprio il rispetto per le vittime di quello sterminio dovrebbe vietare di utilizzarne la memoria per giustificare l’attuale politica israeliana di liquidazione dei palestinesi. Nessuno dei «boicottatori» nega il diritto di Israele all’esistenza. Un diritto sancito dalla comunità internazionale nel 1948; proprio da quell’Onu di cui Israele, negli anni, non ha fatto che disattendere con arroganza i richiami e le delibere.

Fonte: La Stampa odierna


Libertà

25 Gennaio , 2008

Per adesso sono 700.000. Hanno attraversato il valico di Rafah dopo aver atteso per giorni di morire di stenti.

In questi giorni di embargo e prigionia si riversavano per le strade muniti di candele, nel buio di Gaza, al freddo, senza cibo nè acqua.

Mentre gli ospedali urlavano lo stato di emergenza, mentre L’unione Europea minacciava di interrompere gli aiuti umanitari se lo stato ebraico non avrebbe cessato le ostilità su Gaza.

Tutta una polazione costretta a morire, imprigionata nei confini, per punizione di Israele contro il lancio dei missili Quassan di Hamas.

L’avevano annunciato, per le strade con le loro candele, avrebbero abbattuto il confine di Rafah, quello assegnato da Israele al controllo egiziano.

L’hanno fatto ieri, stanno scappando in Egitto, questa volta il governo egiziano ha deciso saggiamente di non spararare alla popolazione disperata.

Hanno assalito i negozi per reperire beni di consumo primari, probabilmente offrendo qualche merce di scambio.

Dall’altra parte hanno trovato ad accoglierli venditori ambulanti e chioschi improvvisati di falafel e dolci.

A rifornimento effettuato ritornano nelle loro case, nella loro terra, per resistere ancora.

Succede nel 2008 e sembra di raccontare reticenze dell’oscurantismo.

Per approfondimenti: Il buio di Gaza


Delegazione a Gaza 2

27 Dicembre , 2007

Brutte nuove per l’annunciata delegazione a Gaza, il governo israeliano non perde il vizio, neanche di fronte all’autorità straniera di un paese amico:

Una delegazione italiana si è presentata stamattina al valico di Eretz per entrare a Gaza su invito dela resistenza palestinese ricevendo però un secco divieto dal comando militare israeliano e questo nonostante i passi che il governo italiano, per rassicurazione personale del sottosegretario Ugo Intini, aveva compiuto presso le autorità di Tel Aviv affinchè ai nostri connazionali fosse permesso di entrare nella Striscia. Fanno parte della delegazione: Leonardo Mazzei «Comitato Gaza Vivrà» – Fernando Rossi, Senatore – Giovanni Franzoni, Comunità Cristiane di Base – Lucio Manisco, Giornalista ed ex parlamentare – Maria Grazia Ardizzone, Campo Antimperialista – Elvio Arancio, Centro studi cultura islamica di Torino (e collaboratore di www.islam-online.it) – Davide Casali, Fotoreporter, inviato di Infopal.it – Giuseppe Pelazza, Avvocato – Vainer Burani, Avvocato, membro «Giuristi Democratici» – Maria Grazia Da Costa, Operatrice sanitaria – Ugo Giannangeli, Avvocato, onlus «Per Gazzella» – Zeno Leoni, Giornalista – Carmela Vaccaro, Docente universitaria, esperta di acqua – Erika Miozzi, Associazione umanitaria di volontariato «Sumud» – Anika Persiani, Associazione umanitaria di volontariato «Sumud» – Margarita Langthaler «Coordinamento antimperialista Vienna».

Il loro scopo, come precisato in comunicato del Comitato “Gaza Vivrà”, era quello di testimoniare la solidarietà di una parte importante e consapevole della società civile italiana e verificare le condizioni in cui versa la popolazione della città e dell’intera Striscia. In particolare avrebbero dovuto avere incontro con il Primo Ministro Ismail Haniyye, il presidente del Parlamento palestinese Ahmad Bahar nelle cui mani avrebbero consegnato l’Appello «GAZA VIVRÀ», visitato le aree danneggiate dagli israeliani nelle zone di confine, campi profughi, ospedali, scuole ed industrie colpite dall’embargo e dagli attacchi israeliani e il valico di Rafah (dove, come noto, sono bloccate da mesi sul lato egiziano migliaia di persone che non riescono più ad entrare nella Striscia).

Erano previsti anche incontri con le organizzazioni umanitarie, gli studenti universitari e i bambini di una scuola elementare.

la visita avrebbe dovuto concludersi con una conferenza stampa con tutti i media presenti a Gaza per rendere noti i risultati della visita e annunciare le future iniziative congiunte.

Il giorno 27 dicembre la delegazione, di passaggio in Israele, avrebbe avuto una fitta rete di incontri con le diverse organizzazioni sostengono la causa palestinese e combattono l’embargo contro Gaza.

Ora tutto questo è stato compromesso dai carcerieri di gaza, l’esercito israeliano che non tollera che testimoni sinceri possano vedere e riferire le reali condizioni della popolazione della Striscia.

Questa mattina abbiamo raggiunto al telefono alcuni membri della delegazione tra cui il senatore Fernando Rossi che ci ha confermato il rifiuto israeliano. Rossi ha ribadito la solidarietà alla popolazione di Gaza e ha denunciato il comportamento delle autorità israeliane. Il nostro fratello e collaboratore Elvio Arancio ci ha detto: “Gaza è peggio di una prigione, è un vero lager. Nelle prigioni infatti esiste una legalità e viene riconosciuto il diritto dei detenuti. Questo a Gaza non avviene e ad una delegazione come la nostra, pacifica e trasparente, viene impedito di visitare e confortare una popolazione detenuta innocente. Tutto ciò è intollerabile: faremo quanto nelle nostre possibilità per denunciare quest’orrido abuso”.

Al momento sembra che ci sia in programma una manifestazione a Betlemme e una conferenza stampa che ancora non si sa quando e dove si terrà.

Terremo informati i nostri lettori, in tempo reale, per quanto ci sarà possibile.


Delegazione a Gaza

22 Dicembre , 2007

DENTRO LA STRISCIA
Comunicato stampa


Per la prima volta dopo l’istituzione dell’embargo una delegazione ufficiale italiana di solidarietà sarà a Gaza per Natale.

L’appello «GAZA VIVRÀ», lanciato per porre fine all’embargo israeliano, inizialmente sottoscritto da migliaia di cittadini italiani, nonché raccolto all’estero da numerosi e autorevoli esponenti dei movimenti di solidarietà con il popolo palestinese, è riuscito a spezzare il muro del silenzio eretto attorno a Gaza dalle autorità israeliane.

L’eco della nostra campagna è infatti giunto fin dentro la Striscia.

Venuti a conoscenza della nostra iniziativa e dopo averci espresso sincero apprezzamento, alcune associazioni della società civile di Gaza, raccolte nel «Centro palestinese per la democrazia e la risoluzione del conflitto» ci hanno invitato a recarci nella Striscia.

Raccolto questo invito si recherà Gaza la seguente delegazione:

Leonardo Mazzei «Comitato Gaza Vivrà» – Fernando Rossi, Senatore – Giovanni Franzoni, Comunità Cristiane di Base – Lucio Manisco, Giornalista ed ex parlamentare – Maria Grazia Ardizzone, Campo Antimperialista – Elvio Arancio, Centro studi cultura islamica di Torino – Davide Casali, Fotoreporter, inviato di Infopal.it – Giuseppe Pelazza, Avvocato – Vainer Burani, Avvocato, membro «Giuristi Democratici» – Maria Grazia Da Costa, Operatrice sanitaria – Ugo Giannangeli, Avvocato, onlus «Per Gazzella» – Zeno Leoni, Giornalista – Carmela Vaccaro, Docente universitaria, esperta di acqua – Erika Miozzi, Associazione umanitaria di volontariato «Sumud» – Anika Persiani, Associazione umanitaria di volontariato «Sumud» – Margarita Langthaler «Comitato Gaza Vivrà. Vienna».

La delegazione giungerà a Gaza il 23 dicembre per fare ritorno in Italia il 28.

Saremo quindi a Gaza non solo per denunciare la catastrofe umanitaria causata dall’embargo e verificarne le conseguenze, ma anche per definire i mezzi concreti per aiutare la popolazione di Gaza a resistere.

Su proposta delle associazioni palestinesi la nostra delegazione svolgerà numerose attività tra le quali:

- Incontro con il Primo Ministro Ismail Hanyya

- Consegna al presidente del Parlamento palestinese Ahmad Bahar dell’Appello «GAZA VIVRÀ»

- Visita alle aree danneggiate dagli israeliani nelle zone di confine.

- Visita ai campi profughi.

- Visita ad ospedali, scuole ed industrie colpite dall’embargo e dagli attacchi israeliani.

- Visita al valico di Rafah (dove, come noto, sono bloccate da mesi sul lato egiziano migliaia di

persone che non riescono più ad entrare nella Striscia).

- Incontro con le organizzazioni umanitarie.

- Incontro con gli studenti universitari.

- Incontro con un gruppo di bambini.

- Conferenza stampa internazionale con tutti i media presenti a Gaza per rendere noti i risultati della visita e annunciare le future iniziative congiunte.

Il giorno 27 dicembre la delegazione, di passaggio in Israele, avrà infine una fitta rete di incontri con le diverse organizzazioni che vincendo enormi difficoltà e scontando una dura repressione, sostengono la causa palestinese e combattono l’embargo contro Gaza.

Per leggere e scaricare l’appello, cliccare su: www.gazavive.com


Sadness Filastine

24 Giugno , 2007

Gaza

“La Palestina è come l’araba fenice che si rigenera dalle sue ceneri. La morte sta alle spalle, all’orizzonte ci sono la vita e la libertà, nessun’altra direzione ci ammalia.”
(Alì Rashid)