SECOND LIFE, paradiso corrotto Pedofilia e violenza nella comunità virtuale che simula la vita reale
Prima o poi doveva succedere. Nel mondo virtuale di ‘Second Life’, dove i giocatori proiettano la loro vita immaginaria, è stata avviata la prima inchiesta per pedofilia. La denuncia è partita da un giornalista del programma televisivo tedesco ‘Report Mainz’, anch’egli membro della comunità composta dagli ‘avatar’, alter-ego virtuali che conducono esistenze parallele, in tutto e per tutto verosimili alla vita reale. I ‘residenti’, ovvero gli utenti, partecipano infatti a una seconda vita che riproduce la vita reale, con scambi e relazioni tra esseri umani ‘mediati’ dal loro personaggio digitale in una sorta di role-playing simile ai vecchi giochi da tavolo.
Un altro io. L’avatar di Nick Schader, questo il nome del reporter tedesco, durante una ‘conferenza’ in rete, è stato invitato da altri utenti a partecipare a incontri durante i quali i ‘residenti’ si sarebbero scambiati materiale pedo-pornografico. Immagini pornografiche costruite attraverso l’animazione in 3D sono illegali in Germania, punibili con 5 anni di carcere. Ma la proposta andava oltre. Un membro del gruppo, il cui alter-ego è un bambino di 13 anni, offriva all’avatar del giornalista anche la possibilità di entrare in contatto con reali trafficanti di materiale a sfondo pedo-pornografico. Nich Schader ha immediatamente contattato la magistratura, che conta di risolvere il caso nel giro di pochi giorni, rintracciando e identificando il proprietario dell’avatar incriminato anche grazie all’aiuto della ‘Linden Lab’, la società che gestisce l’universo on-line dove i ‘residenti’ possono fare amicizie virtuali, ascoltare concerti, comprare ogni genere di bene, partecipare a elezioni politiche virtuali.
Educazione sessuale. Sono tuttavia virtualmente infinite le ramificazioni della ’seconda vita’ on-line. La possibilità di incarnare un qualsiasi personaggio dà luogo a situazioni che, se non scadono nell’illegalità, possono comunque degenerare in forme aberranti. E’ un fatto che in internet i file più scaricati siano quelli contenenti materiale pornografico. Così, abbondano le dimensioni parallele che riproducono la realtà, come il quartiere a luci rosse di Amsterdam, dove per pochi linden-dollari (valuta virtuale convertibile però in dollari veri) è possibile godere delle prestazioni di prostitute immaginarie, ma non solo. Di fronte a un canale – virtuale – c’è un sexy shop con foto di ragazze ammiccanti, una Erotic Art Gallery con centinaia di foto e link a siti di aggregazione virtuale, per passare poi al Rex Theater, dove, per 100 linden-dollari, su uno schermo scorrono le immagini di uno stupro virtuale. Gli ’script’ (codici di comando html) più acquistati su ‘Second Life’ sono quelli che riproducono violenze, sevizie e stupri. Si può poi comprare sangue, finti ematomi e tumefazioni per corredare il proprio avatar di truculenti particolari. Indirizzi come il ‘Sex College’ o la ‘Girls School club house’ offrono infine corsi di istruzione – e ‘rieducazione’ – sessuale per ragazzine, mentre in altri si può giocare a violentare avatar minorenni, che appartengono però a individui maggiorenni, in quanto ‘Second life’ è vietato a chi ha meno di 18 anni. Una fine davvero ingloriosa per una parola (avatar) che in sanscrito significa ‘incarnazione umana del dio’.
Vita artificiale. Sono circa 6 milioni gli utenti (120 mila in Italia) che scelgono di vivere una vita parallela. Virtuale, tridimensionale e interattiva. Ogni settimana la comunità, nata nel 2003, si arricchisce di 200 mila nuovi avatar. Numerose società, e non solo nel campo delle nuove tecnologie, stanno affrettandosi per comprare spazi pubblicitari in questo mondo irreale, mentre fioriscono società di consulenza per curare l’immagine delle aziende che intendono parteciparvi. Musicisti come i Duran Duran o Suzanne Vega vi hanno tenuto concerti, e John Edwards, candidato alla campagna presidenziale Usa per i Democratici, ha su ‘Second Life’ il proprio quartier generale.
(Luca Galassi, Peacereporter.net)