Libertà
25 Gennaio , 2008
Per adesso sono 700.000. Hanno attraversato il valico di Rafah dopo aver atteso per giorni di morire di stenti.
In questi giorni di embargo e prigionia si riversavano per le strade muniti di candele, nel buio di Gaza, al freddo, senza cibo nè acqua.
Mentre gli ospedali urlavano lo stato di emergenza, mentre L’unione Europea minacciava di interrompere gli aiuti umanitari se lo stato ebraico non avrebbe cessato le ostilità su Gaza.
Tutta una polazione costretta a morire, imprigionata nei confini, per punizione di Israele contro il lancio dei missili Quassan di Hamas.
L’avevano annunciato, per le strade con le loro candele, avrebbero abbattuto il confine di Rafah, quello assegnato da Israele al controllo egiziano.
L’hanno fatto ieri, stanno scappando in Egitto, questa volta il governo egiziano ha deciso saggiamente di non spararare alla popolazione disperata.
Hanno assalito i negozi per reperire beni di consumo primari, probabilmente offrendo qualche merce di scambio.
Dall’altra parte hanno trovato ad accoglierli venditori ambulanti e chioschi improvvisati di falafel e dolci.
A rifornimento effettuato ritornano nelle loro case, nella loro terra, per resistere ancora.
Succede nel 2008 e sembra di raccontare reticenze dell’oscurantismo.
Per approfondimenti: Il buio di Gaza
Pubblicato da Blimunda

