Libertà

25 Gennaio , 2008

Per adesso sono 700.000. Hanno attraversato il valico di Rafah dopo aver atteso per giorni di morire di stenti.

In questi giorni di embargo e prigionia si riversavano per le strade muniti di candele, nel buio di Gaza, al freddo, senza cibo nè acqua.

Mentre gli ospedali urlavano lo stato di emergenza, mentre L’unione Europea minacciava di interrompere gli aiuti umanitari se lo stato ebraico non avrebbe cessato le ostilità su Gaza.

Tutta una polazione costretta a morire, imprigionata nei confini, per punizione di Israele contro il lancio dei missili Quassan di Hamas.

L’avevano annunciato, per le strade con le loro candele, avrebbero abbattuto il confine di Rafah, quello assegnato da Israele al controllo egiziano.

L’hanno fatto ieri, stanno scappando in Egitto, questa volta il governo egiziano ha deciso saggiamente di non spararare alla popolazione disperata.

Hanno assalito i negozi per reperire beni di consumo primari, probabilmente offrendo qualche merce di scambio.

Dall’altra parte hanno trovato ad accoglierli venditori ambulanti e chioschi improvvisati di falafel e dolci.

A rifornimento effettuato ritornano nelle loro case, nella loro terra, per resistere ancora.

Succede nel 2008 e sembra di raccontare reticenze dell’oscurantismo.

Per approfondimenti: Il buio di Gaza


Totò favorisca

20 Gennaio , 2008

PALERMO (Reuters) - I giudici del Tribunale di Palermo hanno condannato a cinque anni di reclusione per favoreggiamento semplice il presidente della regione Sicilia Salvatore Cuffaro nel processo sulla presunta infiltrazione di alcune “talpe” nella Direzione distrettuale antimafia (Dda) del capoluogo siciliano.

Cuffaro, presente in aula, è stato condannato per i reati di favoreggiamento semplice, senza dunque l’aggravante della mafia, e per violazione del segreto istruttorio, secondo il dispositivo della sentenza letto in aula dal presidente della III sezione penale del Tribunale Vittorio Alcamo.

Lo scorso 15 ottobre, la procura palermitana aveva chiesto otto anni di reclusione per Cuffaro, che ha sempre respinto ogni addebito. La sentenza, più mite proprio per il venir meno dell’aggravante per mafia, è arrivata dopo 56 ore di camera di consiglio.

Cuffaro è stato anche interdetto in perpetuo dai pubblici uffici ma, ha spiegato un legale del suo collegio difensivo, l’interdizione scatta solo quando una sentenza di condanna passa in giudicato.

Il governatore ha subito annunciato il ricorso in appello contro la sentenza e ha precisato ai giornalisti che non si dimetterà, dicendosi pronto a tornare domattina al suo lavoro.

“Sono molto confortato da questa sentenza — ha detto Cuffaro — perché ho sempre saputo di non avere favorito la mafia e questa sentenza me ne dà atto”.

“Sapete tutti, l’ho detto da un anno che mi sarei dimesso soltanto se ci fosse stata l’aggravante … Da domani mattina ricomincerò a lavorare per la Sicilia perché il governo (siciliano) non può ancora restare in questo stato di impasse”, ha aggiunto il governatore siciliano.

Oltre a Cuffaro sono stati condannati anche gli altri 13 imputati nel processo, con pene che vanno dai 14 anni per l’imprenditore Michele Aiello, accusato di associazione mafiosa e truffa nel campo sanitario, ai sei mesi per Antonella Buttitta, ex assistente di un pm accusata di concorso nella rivelazione di segreti d’ufficio e violazione delle reti informatiche.

150 UDIENZE

Il processo, iniziato nel 2005 e durato poco meno di tre anni, ha visto svolgersi 150 udienze e l’impiego di oltre 200 testimoni di accusa e difesa, per un totale di circa 200.000 pagine di verbali.

A Cuffaro la procura contesta il reato di violazione del segreto istruttorio accusandolo di aver fatto sapere attraverso un suo amico, Domenico Miceli, al boss di Brancaccio Giuseppe Guttadauro che nella sua abitazione erano state installate delle microspie da parte dei carabinieri.

La procura sostiene anche che Cuffaro si sarebbe incontrato nel retrobottega di un negozio di Bagheria con Michele Aiello, ritenuto dalla procura un prestanome del boss Bernardo Provenzano.

La versione di Cuffaro è che l’incontro con Aiello riguardava una discussione sul tariffario regionale, in quanto Aiello all’epoca era proprietario della clinica “Villa Santa Teresa” di Bagheria, una delle strutture all’avanguardia per la cura dei tumori.

In questi giorni Cuffaro è anche al centro della vicenda delle nomine dei vertici del Banco di Sicilia, controllata al 100% da Unicredit.

Ai primi di gennaio il cda di Banco di Sicilia, riunitosi sotto la presidenza di Salvatore Mancuso e alla presenza dei soli rappresentati siciliani più l’amministratore delegato Beniamino Anselmi, aveva nominato Giuseppe Lopes direttore generale, nomina che si sovrapponeva a quella indicata da UniCredit di Roberto Bertola.

Martedì scorso UniCredit ha raggiunto un accordo con la Regione Sicilia e la Fondazione BdS sul futuro della banca siciliana: l’accordo prevede tra l’altro che venga riscritta la convenzione tra UniCredit e la Regione Sicilia che manterrà la facoltà di indicare propri rappresentanti nel cda del Banco di Sicilia.

Una sentenza passa in giudicato soltanto scaduti i termini per appellare o per ricorrere in Cassazione e diventa immediatamente esecutiva se la pena supera i tre anni di reclusione.
Non so se Cuffaro abbia chiesto di essere giudicato con rito abbreviato (e quindi con una riduzione di un terzo di pena) ma comunque gli è stata inflitta una condanna molto alta. L’art. 378 così recita:
Art. 378 Favoreggiamento personale
Chiunque, dopo che fu commesso un delitto per il quale la legge stabilisce la pena di morte (1)o l’ergastolo o la reclusione, e fuori dei casi di concorso nel medesimo, aiuta taluno a eludere le investigazioni dell’Autorita’, o a sottrarsi alle ricerche di questa, e’ punito con la reclusione fino a quattro anni.
Quando il delitto commesso e’ quello previsto dall’articolo 416 bis, si applica, in ogni caso, la pena della reclusione non inferiore a due anni (2) .
Se si tratta di delitti per i quali la legge stabilisce una pena diversa, ovvero di contravvenzioni, la pena e’ della multa fino a lire un milione.
Le disposizioni di questo articolo si applicano anche quando la persona aiutata non e’ imputabile o risulta che non ha commesso il delitto.

La pena edittale è dunque fino a quattro anni, sarebbe interessante poter leggere la sentenza e verificare come i giudici abbiano deciso per una condanna di cinque anni di reclusione, che comprende comunque anche la violazione di segreto istruttorio. E’ ovvio che non c’è nulla di cui festeggiare, anche perchè è stato provato che Cuffaro favorì i singoli esponenti di “cosa nostra” ma non direttamente l’organizzazione mafiosa.
Chiunque con un pizzico di coscienza si sarebbe dimesso e vergognato, ma a quanto pare delegittimare la giusizia è diventata l’unica vera occupazione della casta politica.


Magistratura e morti bianche

2 Gennaio , 2008
INFORTUNI: TORINO, IN UN ANNO 100 FASCICOLI IN PIU’ CON INDAGATI
Torino, 17 dic. - (Adnkronos) - Un aumento di un centinaio di fascicoli con indagati nel giro di un anno, passati dai 250 del 2006 agli oltre 350 di quest’anno per infortuni sul lavoro ai quali se ne aggiungono circa un migliaio, fra malattie professionali e infortuni, aperti a carico di ignoti. Sono quelli del pool dedicato al settore sicurezza sul lavoro della Procura di Torino, coordinato dal procuratore aggiunto Raffaele Guariniello e di cui fanno parte 10 magistrati, e i dati sono stati illustrati oggi in occasione della presentazione del manifesto ‘Lavoro da morire’ con cui Magistratura democratica intende porre l’accento in tutte le Procure italiane sul tema della sicurezza sul lavoro.
“Il manifesto -spiega Rita Sanlorenzo, segretario nazionale di Md- sara’ affisso in tutti i palazzi di giustizia italiani, non come una denuncia isolata dopo i tragici fatti di Torino ma come segno del lavoro di magistratura democratica sta facendo da qualche mese sul tema sulla sicurezza sul lavoro e chiede a tutta la magistratura associata una risposta concreta. Quello degli infortuni sul lavoro -prosegue- e’ un fenomeno inaccettabile per un Paese civile e anche la magistratura deve fare la sua parte per quel che riguarda prevenzione e repressione”. Spiegando di aver avviato un lavoro di ricognizione sul territorio per vedere come venga affrontata la questione Rita Sanlorenzo sottolinea di aver trovato “situazioni molto diverse e in alcuni casi preoccupanti”. Secondo la segretaria nazionale e il segretario piemontese di Md, Roberto Arata, c’e’ un problema “di normativa, che prevede pene basse e possibilita’ di intevento ridotte, un problema di prescrizioni brevi ma anche di organizzazione dei vari uffici giudiziari che dovrebbero essere meglio collegati fra loro”. Come sede della presentazione del manifesto e’ stata scelta Torino non solo per il grave incidente della Thyssen Krupp ma anche per la presenza, nella Procura subalpina di un pool specializzato in materia. “Siamo fermamente convinti della bonta’ di mantenere questa specializzazione -spiega uno dei magistrati del pool di Guariniello, il pm Sara Panelli- per molti aspetti positivi, come la rapida trattazione degli infortuni grazie a questa specializzazione e la stretta collaborazione con gli organi di vigilanza”.
I problemi comunque restano dal momento che la stessa specializzazione non c’e’ per gli uffici giudicanti e quindi benche’ ci siano tempi rapidi nelle indagini preliminari non essendoci un criterio di priorita’ a dibattimento i fascicoli di infortuni sul lavoro e malattie professionali finiscono per scontare le “lentezze della giustizia”. Altri dati forniti oggi sono quelli che riguardano il settore della prevenzione. Nel 2006 sono state riscontrate 523 violazioni della legge 626, 185 per quel che riguarda la normativa sui cantieri, 494 per la normativa sulla prevenzione infortuni e 169 per la normativa sull’igiene nei posti di lavoro.