Joseph Conrad - Cuore di tenebra

MAPPAMONDO - Ora, dovete sapere che quand’ero ragazzino avevo una grande passione per le carte geografiche. Per ore e ore contemplavo il Sudamerica, l’Africa, l’Australia, e mi perdevo nelle glorie dell’esplorazione. A quei tempi c’erano ancora molti spazi vuoti sulle carte terrestri, e quando ne vedevo uno che mi pareva particolarmente invitante, ci mettevo il dito sopra e dicevo “da grande andrò lì”.
SCHIAVITU’ - Forme nere stavano accovacciate, sdraiate, sedute in mezzo agli alberi: appoggiate ai tronchi, avvinghiate alla terra, mezzo stagliate mezzo confuse entro quella luce crepuscolare, nei più vari atteggiamenti della sofferenza, dell’accasciamento, della disperazione. [...] Che stessero lentamente morendo, non c’era il minimo dubbio. Costoro non erano nemici, non erano delinquenti, non erano più nulla di terrestre ormai - nient’ltro che nere ombre di malattia e di fame, sparpagliate alla rinfusa in quel barlume verdastro.
MENZOGNA - Voi sapete come io odii e detesti la menzogna, come mi sia insopportabile: non perchè io sia più schietto degli altri mortali, ma semplicemente perchè la menzogna mi atterisce. C’è in essa un tanfo di morte, un alito di corruzione - che è proprio ciò che più odio e detesto al mondo - quel che vorrei dimenticare. Mi sconvolge e mi nausea, come quando mi capita di addentare qualcosa di marcio.
SOGNO - Egli allora non era per me nulla più che una parola. Il nome non mi evocava l’uomo più di quanto lo evochi a voi. Forse che voi lo vedete? Vedete questa vicenda? Vedete qualcosa? Mi sembra di star cercando di raccontarvi un sogno - sforzo inutile, perchè il racconto di un sogno non potrà mai dare la sensazione del sogno: quel miscuglio di ssurdità, sorpresa e sbalordimento in un fremito di rivolta affannosa, quel sentirsi in balìa dell’incredibile, che costituisce la più vera essenza del sogno… No, è impossibile comunicare ad altri quel che proviamo dentro di noi in un momento qualsiasi della nostra vita - ciò che ne costituisce la verità, il significato - la sua sottile e penetrante essenza. Impossibile. Si vie come si sogna: soli…
PASSATO - Su per quel fiume ci si smarriva come in un deserto, e a ogni momento, cercando un canale navigabile, si andava a dar di cozzo contro qualche assifondo, così che alla fine eniva fatto di credersi in preda ad un sotrilegio e tagliati fuori per sempre da tutto ciò che s’era conosciuto un tempo - chissà dove - lontano, lontano - in un’altra esistenza forse. C’erano dei momenti in cui uno rivedeva improvvisamente il proprio passato, come accade talvolta quando non si ha un attimo di tempo da dedicare a sè stessi; ma lo si rivedeva sotto l’aspetto di un sogno agitato e rumoroso, ricordato con stupore frammezzo alle potenti realtà di quel prodigioso mondo di piante, di acque, di silenzio.
CUORE DI TENEBRA - D’improvviso compresi che proprio questo era ciò che avevo aspettato con ansia - parlare con Kurtz. [...] Il punto stava nel fatto che lui era una creatura particolarmente dotata, e che tra le sue doti quella ce sopra tutte dominav, che portava con sè un senso di autentica presenza, era la sua abilià oratoria, erano le sue parole - il dono dell’espressione: stupefacente, illuminante, sublime e infimo, palpitante torrente di luce o ingannevole flusso scaturente dal cuore di una tenebra insondabile.
DEMONI - Ogni cosa gli apparteneva, ma ciò non significava granché. Il punto era sapere a cosa Lui appartenesse, quali tenebrosi poteri lo rivendicassero a sè. Era un riflessione, questa, che vi faceva accapponar la pelle. Lui aveva occupato un seggio eminente tra i demoni della terra - in senso letterale, dico. Voi non potete capirlo. E come potreste? Con un solido selciato sotto i piedi, circondati da vicini cortesi sempre pronti ad applaudirvi o a darvi addosso, protetti e scortati dal macellaio e dal poliziotto, con un sacro terrore dello scandalo, della forca, del manicomio - come potreste immaginarvi in quali regioni delle età primordiali piedi liberi da pastoie possono portare un uomo lungo le vie della solitudine - di una solitudine assoluta - lungo le vie del silenzio - di un silenzio totale…
OCCHI - Rimasi colpito dal fuoco dei suoi occhi e dal composto languore della sua espressione. Non era precisamente lo sfinimento della malattia. Non aveva l’aria di soffrire. Quell’ombra appariva sazia e calma, come se per il momento ne avesse avuto abbastanza di ogno emozione. [...] E poiché ho sbirciato anch’io al di là del bordo, capisco meglio, ora il significato di quel suo sguardo fisso che non riusciva a scorgere la fiamma di una candela ma era tanto vasto da abbracciare l’intero universo, tanto acuo da penetrare in tutti i cuori che pulsano nelle tenebre.
PROMESSA SPOSA - M’era sembrata molto bella - voglio dire che aveva una bellissima espressione. [...] Aveva l’aria di essere pronta ad ascoltare senza riserve mentali, senza sospetti, senza un solo pensiero per se stessa. [...] Lei venne innanzi, tutta vestita di nero, il viso pallido, scivolando verso di me nel crepuscolo. Era ancora in lutto. Più di un anno era passato dalla morte di lui, più di un anno da quando la notizia le ea giunta, ma lei pareva volesse ricordare e portare il lutto per sempre. Mostrava una matura capacità di dedizione, di fede, di sofferenza. Sembrò quasi che la stanza diventasse più buia, come se tutta la triste luce di quella sera nuvolosa si fosse rifugiata sulla sua fronte. [...] i suoi occhi mi fissavano scuri. Il loro sguardo era limpido, fiducioso, fermo.
DONNA SELVAGGIA - …Muoveva una sfarzosa e selvaggia apparizione di donna. Camminava a passi minuti, drappeggiata in tessuti a striscie e frange, calpestando orgogliosa la terra, con un lieve tintinnio e balenio di ornamenti barbarici. Portava eretto il capo [...]oggetti bizzarri, amuleti, doni di stregoni le pendevano dal corpo, oscillando e luccicando ad ogni passo. [...] Era selavggia e superba, ferina e magnifica; il suo deliberato incedere aveva un che di maestoso e sinistro. E nel silenzio che improvvisamente cadde su quella terra dolente, l’immensità selvaggia, il corpo colossale della sua vita feconda e misteriosa pareva guardarla inteta, quasi contemplando l’immagine della propria anima tenebrosa e appassionata. [...] Il suo viso aveva una tragica e fiera espressione di dolore selvaggio e muta sofferenza, e insieme di paura per una qualche risoluzione che le lottava dentro.
EPRESSIONE - Kurtz discorreva. Che voce! Che voce! Sonora e profonda fino all’ultimo. Una voce che sopravviveva alle forze del corpo per celare nelle splendide pieghe dell’eloquenza la tenebrosa aridità del suo cuore. Come lottava quell’uomo, come lottava! I desolati spazi della sua mente esausta erano visitati da immagini evanescenti - immagini di ricchezza e di gloria che roteavano ossequiosamente intorno all’inestingiubilile dono di un’espressione nobile e superba. La mia promessa sposa, la mia stazione, la mia carriera, le mie idee - erano questi gli argomenti che gli davano occasione di manifestare i suoi elevati sentimenti.
MORTE - Non sono andato subito a raggiungere Kurtz. No. Sono rimasto a sognare il mio incubo sino in fondo, e a dimostrare ancora una volta la mia lealtà verso Kurtz. Destino. Il mio destino! Che buffa cosa la vita - questo misterioso concatenarsi di una logica implacabile per uno scopo tanto futile. [...] Ho lottato con la morte. E’ la contesa meno eccitante che si possa immmaginare. Si svolge in un grigiore impalpabile, senza nulla sotto i piedi e nulla intorno, senza spettatori, senza clamore, senza gloria, senza un forte desiderio di vincere ma nemmeno una grande paura di perdere, in un’atmosfera malasana di scetticismo tiepido…
LEI - “Era in lutto. Più di un anno era passato dalla morte i Lui, più di un anno da quando la notizia le era giunta, ma lei pareva volesse ricordare e portare il lutto per sempre…Notai che non era molto giovane - voglio dire, non era più una ragazza. Mostrava una matura capacità di dedizione, di fede di sofferenza. Sembrò quasi che la stanza diventasse più buia, come se tutta la triste luce di quella sera nuvolosa si fosse rifugiata sulla sua fronte…Li vidi entrambi, Lei e Lui, simultaneamente - la morte di Lui, il dolore di Lei - vidi il dolore di Lei nell’atto stesso di vedere la morte di Lui. Capite quel che voglio dire? Li vedevo insieme - li udivo insieme.“
CARISMA - ” - Era un uomo notevole, Era impossibile non…- Amarlo - completò Lei con ardore, facendomi ammutolire sgomento. - Ma pensate che nessuno lo conosceva al pari di me. Io godevo della sua nobile confidenza. Lo conoscevo meglio di tutti - E chi non diventava suo amico dopo averlo sentito parlare anche una sola volta? - stava dicendo Lei. - Attirava gli uomini per quello che c’era di meglio in loro - Mi fissò intensamente. - E’ il dono dei grandi - proseguì e il tono sommesso della sua voce pareva giungermi accompagnato da tutti quegli altri suoni, colmi di mistero, di desolazione e di angoscia…il sussurro di una voe che parlava al di là della tenebra eterna.“


26 Novembre , 2007 alle 12:39 pm
ciao Blimunda, ultimamente passo spesso dal tuo blog
oggi ti lascio un saluto… e ti ringrazio,
trovo sempre da riflettere.
un abbraccio di cuore, (vorrei dire altro e non è la sede)
sergio
27 Novembre , 2007 alle 4:34 pm
Ciao Blì! un saluto fugace e un “a presto!”
5 Dicembre , 2007 alle 6:56 pm
sempre interessanti i tuoi argomenti. A presto
21 Dicembre , 2007 alle 8:00 pm
grazie per il suggerimento e buone feste. colgo l’occasione per portarti su http://www.maninafutura.com, lì si organizza una bella festa di quelle che risollevano, il sei gennaio duemilaeotto.
22 Dicembre , 2007 alle 10:41 am
Tantissimi auguri Blì!