Uomini-tonno: involuzione marina
31 Maggio , 2007
IN QUESTA GABBIA PER TONNI E’ FINITA LA NOSTRA UMANITA’
FRANCESCO MERLO
29-05-2007
Ingrandite la figura di uno di questi 27 naufraghi aggrappati, con i piedi più ancora che con le mani, sul bordo di una gabbia di tonni, largo appena 35 centimetri. Sgranate e deformate, sino a indovinare il viso e le espressioni, la foto degli uomini-tonno o, se preferite, dei ragazzi-sughero che si lasciano galleggiare tenendosi in equilibrio sulla nassa: per un momento potrebbe persino sembrare che sorridano.Più verosimilmente gli uomini-tonno mostrano i denti. E guardate la mano alzata a segnalare la fretta, una fretta che non finisce mai. E poi chiedetevi com´è possibile che tutti insieme, che tutto l´insieme non abbia impietosito le barche di passaggio, com´è potuto accadere che tanti, troppi pescherecci abbiano fatto finta di non vedere questa scenografia di morte, questa camera ardente sull´acqua, o che davvero li abbiano guardati come fossero tonni tra i tonni. Agitandosi molto meno, 27 autostoppisti all´autogrill avrebbero guadagnato anche l´attenzione dei più distratti e dei più indaffarati. Cattivi marinai? Sadici filibustieri? No. La logica è quella terrestre dell´indifferenza, quella stessa di chi volta la testa dall´altra parte davanti a uno stupro, di chi non soccorre i feriti sull´autostrada… E però in questa foto c´è di peggio. Non si vede, ma la gabbia per tonni è ovviamente legata a un peschereccio: il Budafel. E speriamo, se il decoro non è diventato retorica, che Budafel diventi sinonimo di vergogna. Inutilmente infatti - e questo nella foto si vede - gli uomini-tonno implorano uno “strappo” sino a terra, uno “strappo” che vale le loro vite. Ma il capitano del Budafel non ha alcuna intenzione di portarli a terra per la seguente ragione che egli stesso ha poi spiegato all´Indipendent: «Non potevo correre il rischio di perdere il mio carico». Come avrebbe potuto sacrificare un prezioso carico di tonni-tonni, «almeno un milione di dollari», per un carico di tonni-uomini, almeno un milione di guai? Insomma non stupisce che stia già diventando una delle immagini emblematiche del secolo la foto di questi 27 uomini-tonno che sono stati lasciati lì, per tre giorni e tre notti, a galleggiare in acque libiche. E vale la pena di sottolineare, per una volta con orgoglio, che sono stati gli italiani a salvare i naufraghi mentre i maltesi chiedevano l´intervento dei libici, i quali a loro volta imprecavano contro i maltesi. Di sicuro nessun obbligo di legge e nessun diritto internazionale imponevano alla Marina italiana di mandare la sua Orione che, in acque non troppo lontane, stava cercando un´altra barca di disperati. Ma si sa che l´Italia ha, nei rapporti internazionali, un modo di presentarsi che esclude la durezza. Quella famosa idea che siamo tutti figli di mamma e che la vita vale più dei regolamenti, delle opportunità politiche, e anche dei confini e della ragion di Stato, quella idea italiana che è stata spesso, e a ragione, considerata come un segno di debolezza, forse sta ora diventando un segno di modernità. E lo diciamo pensando anche all´Afghanistan e alle polemiche sul prezzo dei riscatti. Forse, mostrarsi deboli e fragili oggi significa mostrarsi evoluti. La Marina italiana ha dunque fatto prevalere i sentimenti elementari pur sapendo che i nostri centri sono allo stremo, e che persino un paradiso vacanziero come Lampedusa è oggi diventato simbolo di ingestibile e invivibile “accoglienza”. Ma soprattutto la foto ci parla del Mediterraneo, di quel che è diventato il mare delle nostre canzonette d´amore, il mare che pure ha visto e superato ogni genere di ferocia, che è stato solcato da imprenditori violenti e da razziatori di ricchezza, ha conosciuto ogni tipo di boat people, antico e moderno, dai settemila Cavalieri di Gerusalemme che, cacciati da tutti i porti, errarono dal 1522 al 1530, alla famosa Exodus con a bordo 4515 profughi ebrei scampati ai campi di concentramento. Ricordate il film con Paul Newman? Arrivata nel porto di Haifa la Exodus fu speronata e rimandata indietro dai cacciatorpediniere inglesi che fecero anche parecchie vittime. Insomma sembrava che tutto fosse già accaduto nel Mediterraneo, diventato caldo come un caffè e accogliente come un convento. Ed ecco invece le barche dei disperati, ecco gli uomini-tonno. Davvero mai era successo che gli uomini in surplus demografico venissero trattati come spazzatura, costretti a farsi sugheri e a galleggiare attaccati alle nasse. Eppure altrove il mare, come per esempio in Giappone, benché sia naturalmente più ostile, non è il luogo dove la terra si svuota degli uomini in eccesso ma il luogo dove la terra si espande, dove si costruiscono aeroporti e intere città palafitticole, il mare insomma che si sostituisce al terri-torio diventando mari-torio. Quella foto ci spiega invece che non solo il nostro Mediterraneo non sta diventando un maritorio ma che è la bocca di un vulcano, è un campo di concentramento con soluzione finale, è il mare del “navi frango”, il mare dove si è franta la vecchia e gloriosa nave della nostra umanità. Pensate a un milione di dollari. In quella gabbia c´erano tonni per un milione di dollari. Voi chi buttereste a mare: il tonno o il naufrago? Come vedete, sembra tornare in vita, proprio nel cuore del Mediterraneo, la vecchia figura del negriero. Pare quasi di rivedere la caricatura brechtiana dell´imprenditore, quello delle vignette bolsceviche: ci si liberava di lui con la scopa della rivoluzione. Ebbene, se sulla terra non è più quella la logica del mercato, la foto ci racconta che il nobile Mediterraneo è di nuovo infestato da quei miserabili.
Pubblicato da Blimunda






Due giorni fa la Corte d’appello di Milano ha confermato la condanna di Marcello Dell’Utri e del boss mafioso Vincenzo Virga a 2 anni di reclusione per tentata estorsione aggravata ai danni dell’imprenditore Vincenzo Garraffa. Nessun telegiornale ha dato la notizia. Così come nessun quotidiano, a parte un paio di trafiletti sul Corriere e su l’Unità. Il che è comprensibile: visti i suoi rapporti con la mafia, Dell’Utri fa paura. E i giornalisti italiani, come pure i loro editori, tengono famiglia. Si sarebbero scatenati con fior di articoli, commenti e interviste se fosse stato assolto, come la settimana scorsa quando la stessa Corte ha dichiarato innocente Berlusconi per la tangente che, con i suoi soldi, il suo avvocato pagò a un giudice.
Un altro io. L’avatar di Nick Schader, questo il nome del reporter tedesco, durante una ‘conferenza’ in rete, è stato invitato da altri utenti a partecipare a incontri durante i quali i ‘residenti’ si sarebbero scambiati materiale pedo-pornografico. Immagini pornografiche costruite attraverso l’animazione in 3D sono illegali in Germania, punibili con 5 anni di carcere. Ma la proposta andava oltre. Un membro del gruppo, il cui alter-ego è un bambino di 13 anni, offriva all’avatar del giornalista anche la possibilità di entrare in contatto con reali trafficanti di materiale a sfondo pedo-pornografico. Nich Schader ha immediatamente contattato la magistratura, che conta di risolvere il caso nel giro di pochi giorni, rintracciando e identificando il proprietario dell’avatar incriminato anche grazie all’aiuto della ‘Linden Lab’, la società che gestisce l’universo on-line dove i ‘residenti’ possono fare amicizie virtuali, ascoltare concerti, comprare ogni genere di bene, partecipare a elezioni politiche virtuali.
Educazione sessuale. Sono tuttavia virtualmente infinite le ramificazioni della ’seconda vita’ on-line. La possibilità di incarnare un qualsiasi personaggio dà luogo a situazioni che, se non scadono nell’illegalità, possono comunque degenerare in forme aberranti. E’ un fatto che in internet i file più scaricati siano quelli contenenti materiale pornografico. Così, abbondano le dimensioni parallele che riproducono la realtà, come il quartiere a luci rosse di Amsterdam, dove per pochi linden-dollari (valuta virtuale convertibile però in dollari veri) è possibile godere delle prestazioni di prostitute immaginarie, ma non solo. Di fronte a un canale - virtuale - c’è un sexy shop con foto di ragazze ammiccanti, una Erotic Art Gallery con centinaia di foto e link a siti di aggregazione virtuale, per passare poi al Rex Theater, dove, per 100 linden-dollari, su uno schermo scorrono le immagini di uno stupro virtuale. Gli ’script’ (codici di comando html) più acquistati su ‘Second Life’ sono quelli che riproducono violenze, sevizie e stupri. Si può poi comprare sangue, finti ematomi e tumefazioni per corredare il proprio avatar di truculenti particolari. Indirizzi come il ‘Sex College’ o la ‘Girls School club house’ offrono infine corsi di istruzione - e ‘rieducazione’ - sessuale per ragazzine, mentre in altri si può giocare a violentare avatar minorenni, che appartengono però a individui maggiorenni, in quanto ‘Second life’ è vietato a chi ha meno di 18 anni. Una fine davvero ingloriosa per una parola (avatar) che in sanscrito significa ‘incarnazione umana del dio’.
Vita artificiale. Sono circa 6 milioni gli utenti (120 mila in Italia) che scelgono di vivere una vita parallela. Virtuale, tridimensionale e interattiva. Ogni settimana la comunità, nata nel 2003, si arricchisce di 200 mila nuovi avatar. Numerose società, e non solo nel campo delle nuove tecnologie, stanno affrettandosi per comprare spazi pubblicitari in questo mondo irreale, mentre fioriscono società di consulenza per curare l’immagine delle aziende che intendono parteciparvi. Musicisti come i Duran Duran o Suzanne Vega vi hanno tenuto concerti, e John Edwards, candidato alla campagna presidenziale Usa per i Democratici, ha su ‘Second Life’ il proprio quartier generale.


